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Prostatite

Quattro malattie diverse sotto lo stesso nome, e perché l'antibiotico non è sempre la cura.

Leucociti e batteri nel sedimento urinario osservato al microscopio
Leucociti e batteri nel sedimento urinario. Foto: Ajay Kumar Chaurasiya (CC BY-SA 4.0).

Sotto la parola prostatite stanno quattro malattie diverse, con cause diverse e cure diverse, e confonderle è il motivo per cui tanti uomini girano per anni con cicli di antibiotico che non servono. La classificazione che si usa dal 1999, e che resta valida, distingue:

  • Prostatite acuta batterica — febbre alta, brividi, dolore perineale, difficoltà a urinare. È un'infezione vera, si riconosce in dieci minuti e va trattata subito.
  • Prostatite cronica batterica — infezione che recidiva, con lo stesso germe che ricompare nelle urinocolture. È una minoranza dei casi cronici: fra il cinque e il dieci per cento.
  • Sindrome del dolore pelvico cronico — dolore e sintomi urinari da almeno tre mesi senza batteri. È la forma di gran lunga più frequente: oltre il novanta per cento di chi arriva in ambulatorio con «la prostatite».
  • Prostatite infiammatoria asintomatica — nessun sintomo, infiammazione trovata per caso su una biopsia o in un liquido seminale. Non si cura: si prende nota, perché può spiegare un PSA mosso.

La conseguenza pratica di questa lista è una sola, e vale tutta la pagina: se non c'è un germe, l'antibiotico non è la cura. Prescriverlo a ripetizione in una sindrome del dolore pelvico cronico non guarisce nulla, seleziona resistenze e sposta in avanti di mesi il momento in cui si inizia a fare la cosa giusta.

Come si presenta

Il quadro cronico è una combinazione variabile di tre gruppi di sintomi:

  • Dolore, che è il sintomo guida: al perineo — la zona fra scroto e ano — sopra il pube, ai testicoli, alla punta del pene, alla regione lombosacrale. Tipicamente peggiora stando seduti a lungo, in auto, in bicicletta.
  • Sintomi urinari: bruciore, urgenza, getto incerto, sensazione di svuotamento incompleto, risvegli notturni.
  • Sintomi sessuali: dolore durante o dopo l'eiaculazione — segno molto caratteristico — eiaculazione diventata rapida, calo del desiderio, a volte sangue nel liquido seminale.

La forma acuta è un'altra cosa e si riconosce subito: febbre oltre 38 gradi con brividi, malessere intenso, dolore perineale forte, a volte impossibilità di urinare. Richiede una valutazione in giornata, non un appuntamento la settimana prossima.

Che esami servono

  1. Esame delle urine e urinocoltura con antibiogramma. È il bivio: decide se si sta trattando un'infezione o no. Va raccolta prima di iniziare qualunque antibiotico, altrimenti il risultato è inutilizzabile.
  2. Esame clinico con esplorazione rettale. Nella forma acuta la prostata è calda, gonfia e molto dolente — e in quel caso il massaggio prostatico non si fa, perché può diffondere l'infezione.
  3. Test di localizzazione (urine prima e dopo massaggio prostatico, o esame del liquido seminale) quando si sospetta una forma cronica batterica e le urinocolture semplici restano negative.
  4. Uroflussometria con misura del residuo: distingue il dolore con ostruzione da quello senza, e cambia la terapia. Si esegue in studio, vedi la scheda sull'uroflussometria.
  5. Ecografia prostatica e vescicale per cercare calcificazioni, ascessi nelle forme acute, residuo urinario. Vedi ecografia dell'apparato urinario.
  6. PSA solo con criterio. In una prostatite il PSA sale per infiammazione, e un valore alto in questa fase non significa nulla: si ridosa dopo almeno quattro-sei settimane dalla risoluzione. Vedi che fare con un PSA alto.

Come si cura, forma per forma

Acuta batterica. Antibiotico a dosi piene e per tempi lunghi — due-quattro settimane, non cinque giorni — scelto fra i chinoloni o in base all'antibiogramma: ciprofloxacina, cotrimossazolo, oppure una cefalosporina. Si aggiungono antinfiammatori e idratazione abbondante. Il ricovero serve quando c'è ritenzione urinaria, sospetto di ascesso o compromissione generale.

Cronica batterica. Stesso impianto, durata ancora maggiore — quattro-sei settimane — con la scelta guidata dall'antibiogramma e non dall'abitudine. Nelle forme da germi atipici si usano doxiciclina o azitromicina, e se c'è un partner va trattato anche lui. Il controllo si fa con urinocoltura a distanza dalla fine della terapia, non con la scomparsa dei sintomi.

Sindrome del dolore pelvico cronico. Qui non c'è una pallottola d'argento, e chi la promette non è affidabile. Quello che funziona è un trattamento su più fronti, scelto in base al sintomo dominante:

  • Alfa-litici quando prevalgono i sintomi urinari e c'è un flusso ostruito.
  • Antinfiammatori per cicli brevi nelle fasi di riacutizzazione, non in continuo.
  • Riabilitazione del pavimento pelvico con fisioterapista dedicato: è la terapia più efficace nei pazienti con muscolatura perineale contratta e dolorabile alla palpazione, e la più trascurata in Italia.
  • Correzione delle abitudini che mantengono il quadro: ore in posizione seduta senza pause, bicicletta con sella inadatta, alcol, peperoncino e caffeina in eccesso, stipsi cronica.
  • Gestione del dolore cronico — con farmaci neuromodulanti a basse dosi nei casi di lunga durata, e supporto psicologico quando il dolore ha smesso di essere un sintomo e è diventato una condizione di vita.

Il risultato si misura in settimane, non in giorni, e il percorso prevede controlli: l'errore più comune del paziente è cambiare medico ogni volta che una terapia non risolve in una settimana, ricominciando ogni volta dall'antibiotico.

Due domande che chiariscono molto, subito

La prostatite diventa un tumore? No. Non esiste una progressione da prostatite a carcinoma della prostata. L'infiammazione può alzare il PSA e creare un allarme, e questo è un problema di interpretazione, non di prognosi.

È contagiosa? La forma più comune, quella senza batteri, no. Quando invece c'è un'infezione trasmessa per via sessuale — clamidia, gonococco, micoplasmi — va trattata la coppia, e in quel caso i rapporti non protetti si sospendono fino alla fine della terapia.

Quando ha senso una visita

Subito, in giornata, se c'è febbre con brividi e dolore perineale, o se non riesce a urinare. Nei prossimi giorni se il bruciore dura da più di una settimana, se l'eiaculazione è dolorosa, se c'è sangue nel liquido seminale, se sta al terzo ciclo di antibiotico senza risultato — quest'ultima è la situazione in cui conviene fermarsi e rifare la diagnosi invece di cambiare molecola. Appuntamenti allo 081 5608006 o al 338 8843338. Prima visita 100 €, senza impegnativa.

Domande ricorrenti

Ho fatto tre cicli di antibiotico e il dolore è sempre lì. Perché?

Nella grande maggioranza dei casi perché non c'era un'infezione da trattare. Se le urinocolture sono negative e i sintomi durano da mesi, si tratta di una sindrome del dolore pelvico cronico: l'antibiotico non ha un bersaglio, e il quarto ciclo andrà come i primi tre. Il passo utile è un'altra valutazione, con flusso urinario, esame della muscolatura perineale e una terapia impostata sul sintomo dominante.

Posso andare in bicicletta?

Nelle fasi di dolore no, e non per prudenza generica: la sella comprime esattamente la zona perineale dolente e ogni uscita riaccende il quadro per giorni. Quando il dolore è spento si riprende con una sella a scarico perineale, pause ogni venti-trenta minuti e distanze progressive. La corsa e il nuoto, nel frattempo, non danno problemi.

La prostatite influisce sulla fertilità?

Può farlo. L'infiammazione cronica delle vie seminali peggiora la motilità degli spermatozoi e aumenta la frammentazione del DNA spermatico, e in alcuni casi lo spermiogramma migliora dopo il trattamento. Se c'è un progetto di gravidanza vale la pena misurare prima e dopo: vedi spermiogramma e infertilità maschile.

L'astinenza sessuale aiuta o peggiora?

Peggiora, nella maggior parte dei casi. Un'eiaculazione regolare favorisce lo svuotamento delle vie seminali e molti pazienti riferiscono meno fastidio. L'unica eccezione è la fase acuta con dolore intenso all'eiaculazione, in cui si aspetta che la terapia faccia effetto.

Serve una dieta particolare?

Non esiste una dieta per la prostatite. Esistono però sostanze che nei pazienti con dolore pelvico cronico riaccendono i sintomi in modo riproducibile: alcol, peperoncino, spezie piccanti, caffè in quantità. Vale la pena togliere per due settimane e reintrodurre una cosa alla volta: se il dolore torna, la risposta ce l'ha. Utile in ogni caso bere di più e risolvere la stipsi, che è un fattore di mantenimento sottovalutato.

Prostata, vie urinarie e dolore pelvico: le schede collegate nell'elenco delle patologie urologiche seguite in studio.

Fonti: EAU Guidelines on Urological Infections per classificazione, diagnosi e durata delle terapie antibiotiche. Pagina informativa, non sostituisce la visita medica.

Farmaci usati in questo disturbo

Cipro generico ciprofloxacina, confezione
Cipro generico (ciprofloxacina)Ciprofloxacinacompresse rivestite con film

La pagina su prostatite è stata redatta e verificata da Dr. Felice Romano, urologo e andrologo a Napoli, specializzato in Urologia presso l'Università degli Studi di Napoli «Federico II» e perfezionato in Andrologia. Ultimo controllo redazionale: . Criteri di scrittura e fonti nelle note editoriali.