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Pubblicazioni e ricerca

Il lavoro scientifico a cui il Dr. Felice Romano ha partecipato, con rivista, anno e identificativo permanente.

L'attività di uno studio privato non si misura solo in visite. Questa pagina raccoglie il lavoro scientifico a cui il Dr. Felice Romano ha partecipato, con i riferimenti completi perché chiunque possa andare a leggerlo invece di fidarsi di un riassunto — e con gli strumenti per giudicarlo, compresi quelli che servono a smontarlo.

È un lavoro, del 2007. Non è una lista di pubblicazioni e non viene presentata come tale: chi cerca un profilo accademico con decine di titoli è nel posto sbagliato. Quello che c'è è documentato per intero, limiti compresi.

Papillomavirus ad alto rischio oncogeno e carcinoma della prostata

Presenza del papillomavirus (HPV) ad alto rischio oncogeno in pazienti affetti da carcinoma della prostata

A. Giannattasio, C. Basile, F. Romano, E. Falco, R. Smeraglia, F. Ingala

Microbiologia Medica, vol. 22, n. 3 — 30 settembre 2007

DOI 10.4081/mm.2007.2804 · scheda dell'articolo

Di che cosa si occupa

Che il papillomavirus sia la causa del carcinoma della cervice uterina è acquisito da decenni. La domanda da cui nasce questo lavoro è diversa: lo stesso virus ha un ruolo anche nel tumore della prostata?

Lo studio ha cercato il DNA virale nel tessuto prostatico di pazienti con lesioni benigne e maligne, genotipizzando i positivi per distinguere i ceppi a basso rischio da quelli ad alto rischio oncogeno. I genotipi ad alto rischio sono stati rilevati nei casi con biopsia positiva per cellule maligne, mentre nelle forme benigne — iperplasia e prostatiti — comparivano, quando presenti, genotipi a basso rischio.

Il passaggio più interessante riguarda i casi apparentemente contraddittori: tumori con Gleason score elevato in cui l'HPV-DNA non si trovava affatto. L'ipotesi avanzata è che l'assenza del genoma virale sia solo apparente e dipenda dalla perdita della regione genomica L1, che si verifica proprio quando i genotipi ad alto rischio si integrano nel genoma della cellula ospite — cioè nel momento in cui la cancerogenesi è già avviata. Se così fosse, cercare il virus con i marcatori abituali in un tumore avanzato darebbe un falso negativo.

Quanto pesa, e quanto no

Va detto con la stessa chiarezza con cui è stato esposto il resto: si tratta di uno studio su casistica limitata, pubblicato nel 2007. Il rapporto fra infezione da HPV e carcinoma prostatico resta a oggi discusso nella letteratura internazionale, con lavori a favore e lavori che non confermano l'associazione. Nessuna conclusione clinica, nessuna indicazione di screening e nessuna terapia derivano da questo singolo lavoro.

Che cosa resta allora? Resta l'abitudine che ha prodotto la ricerca: guardare un dato che non torna invece di archiviarlo. È la stessa che serve in ambulatorio quando un quadro non corrisponde al manuale.

Dove sta la questione oggi

Chi arriva qui cercando «HPV e tumore della prostata» ha diritto al quadro aggiornato, non solo a un lavoro di quasi vent'anni fa.

  • Per la cervice uterina il nesso è causale e accertato, e i genotipi ad alto rischio sono classificati come cancerogeni per l'uomo dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, insieme ad altre sedi: ano, orofaringe, pene, vulva, vagina. La prostata non è fra queste sedi.
  • Le revisioni pubblicate dopo il 2007 danno risultati discordanti. Alcune trovano il DNA virale nel tessuto prostatico tumorale più spesso che nei controlli, altre non trovano differenza. La discordanza ha una spiegazione tecnica più che biologica: metodi di rilevazione diversi, tessuti conservati in modo diverso, rischio di contaminazione dei campioni, e popolazioni non confrontabili.
  • Nessuna società scientifica raccomanda di cercare l'HPV per valutare il rischio prostatico, e nessuna linea guida urologica lo prevede. In ambulatorio questo significa una cosa sola: un uomo con HPV non deve fare controlli prostatici diversi dagli altri, e il percorso in caso di PSA alto non cambia.
  • Che cosa servirebbe per cambiare la pratica: studi prospettici su coorti ampie, con metodi di rilevazione standardizzati, che seguano nel tempo uomini infetti e non infetti correggendo per età, familiarità e altri fattori. Trovare un virus dentro un tumore non dimostra che lo abbia causato: può esserci arrivato dopo, o essere un passante. È la distinzione fra associazione e causa, e nella ricerca sull'HPV prostatico non è ancora stata sciolta.

Quello che del papillomavirus è invece accertato — genotipi, trasmissione, condilomi, vaccinazione, controlli nell'uomo — è raccolto nella scheda papillomavirus (HPV) nell'uomo.

Come si legge una ricerca medica senza essere medici

Serve per questo lavoro e serve per qualunque articolo che un sito di salute citerà come prova. Sono cinque controlli, nell'ordine in cui conviene farli.

  1. Guardi quanti pazienti sono stati studiati. Una casistica di qualche decina di casi genera ipotesi; non dimostra nulla da sola. Non è un difetto da nascondere: è la funzione di quel tipo di studio.
  2. Guardi il disegno. Uno studio che confronta due gruppi seguiti nel tempo pesa più di uno che fotografa una situazione, e molto più di una serie di casi. La domanda da farsi è: esiste un gruppo di confronto?
  3. Distingua associazione e causa. «Trovato più spesso in chi ha la malattia» non significa «provoca la malattia». Serve un terzo elemento — tempo, dose, riproducibilità — perché l'associazione diventi un nesso.
  4. Controlli se qualcuno l'ha confermato. Un risultato isolato resta un'ipotesi; un risultato riprodotto da gruppi indipendenti diventa conoscenza. Il DOI serve esattamente a questo: con quel codice si trova l'articolo e si vede chi lo ha citato, anche da parte di chi non è dentro al mondo accademico.
  5. Guardi la data, e chi paga. In medicina vent'anni cambiano tutto, e un conflitto d'interesse dichiarato va letto. Un lavoro vecchio non è falso: è datato, che è un'altra cosa e va detta.

Il controllo più semplice, infine, è quello che molti siti di salute non superano: se un'affermazione è presentata come provata, deve esserci un riferimento che si possa aprire. Le pagine di questo sito citano in fondo le fonti usate — in gran parte le linee guida della European Association of Urology e i manuali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità — proprio perché chi legge possa controllare invece di credere.

Perché questa pagina esiste

Un medico che cita una propria ricerca senza darne gli estremi chiede di essere creduto sulla parola. Qui ci sono rivista, volume, numero, data, elenco completo degli autori e identificativo permanente: sono sufficienti a recuperare l'articolo e a leggerlo per intero, compresi i limiti che ha. È il minimo che si possa chiedere a chi scrive di salute, ed è il motivo per cui questa pagina è separata dal curriculum invece di essere una riga dentro di esso.

Dove si colloca nell'attività dello studio

La ricerca sull'HPV non è un episodio isolato ma il riflesso del taglio dello studio: urologia e andrologia tenute insieme, con attenzione particolare alla patologia dell'apparato genitale maschile e alle infezioni che la attraversano. Le aree in cui questo si traduce in pratica clinica sono descritte nei campi di eccellenza; la formazione e il modo di verificarla sono nel curriculum; i criteri con cui i testi del sito vengono scritti, datati e riletti sono nelle note editoriali.

La pagina su la ricerca su HPV e carcinoma prostatico è stata redatta e verificata da Dr. Felice Romano, urologo e andrologo a Napoli, specializzato in Urologia presso l'Università degli Studi di Napoli «Federico II» e perfezionato in Andrologia. Ultimo controllo redazionale: . Criteri di scrittura e fonti nelle note editoriali.