Nell'uomo un'infezione delle vie urinarie non è mai un evento banale, e questa è la differenza principale rispetto alla donna. L'uretra maschile è lunga, la prostata produce secreti con attività antibatterica: i batteri hanno la vita difficile, e quando ce la fanno significa quasi sempre che qualcosa ha abbassato le difese. Per questo una cistite in un uomo adulto è una cistite complicata per definizione, va trattata più a lungo e, se si ripete, va cercata la causa a monte.
Le cause che si trovano sono poche e ricorrenti: un residuo urinario da ostruzione prostatica, un calcolo, una prostatite cronica che funziona da serbatoio, un diabete non controllato, un restringimento dell'uretra, un catetere, o un'infezione a trasmissione sessuale che non è affatto una cistite.
Tre quadri che si confondono e si curano in modo diverso
| Quadro | Come si presenta | Che cosa lo distingue |
|---|---|---|
| Cistite | Bruciore, urgenza, minzioni frequenti e scarse, urine torbide o maleodoranti, a volte sangue | Nessuna febbre, nessun dolore lombare. Urinocoltura positiva con carica significativa |
| Uretrite | Bruciore concentrato nel canale, secrezione dal meato, prurito | Spesso legata a un rapporto a rischio nelle due settimane precedenti; serve la ricerca dei germi sessualmente trasmessi, non la sola urinocoltura |
| Pielonefrite | Febbre oltre 38 con brividi, dolore al fianco, nausea, malessere intenso | È il rene. Non si cura con tre giorni di compresse e, se c'è un calcolo che ostruisce, è un'urgenza chirurgica |
Esiste un quarto caso, meno drammatico e molto frequente: la batteriuria asintomatica, batteri nelle urine senza alcun sintomo. Nell'uomo adulto non diabetico e senza catetere non si tratta, perché l'antibiotico non porta vantaggi e produce resistenze. Si tratta solo prima di procedure urologiche invasive e in gravidanza, che qui non ci riguarda.
Gli esami, e come non renderli inutili
- Esame delle urine con sedimento: dice se c'è un'infiammazione in corso.
- Urinocoltura con antibiogramma, raccolta nel modo giusto: primo getto del mattino scartato, campione dal getto intermedio, contenitore sterile, in laboratorio entro un paio d'ore o in frigorifero. Soprattutto: prima di iniziare l'antibiotico. Il campione raccolto a terapia iniziata risulta negativo anche quando l'infezione c'è, e a quel punto si naviga a vista.
- Tampone uretrale o test molecolare su urine per clamidia, gonococco, micoplasmi e tricomonas quando il quadro è un'uretrite o c'è stato un rapporto a rischio.
- Ecografia di reni, vescica e prostata con residuo post-minzionale: è l'esame che trova la causa delle recidive.
- Glicemia, perché un diabete sconosciuto si presenta a volte proprio così.
- Uroflussometria se si sospetta un ostacolo allo svuotamento.
Nelle forme ricorrenti o resistenti si aggiungono la TAC o l'uretrografia, e la cistoscopia quando c'è sangue nelle urine o il sospetto di un restringimento.
Come si cura
La regola che conta: nell'uomo i cicli brevi da tre giorni non bastano. Una cistite non complicata si tratta per sette giorni, una forma con interessamento prostatico per due-quattro settimane, una prostatite cronica anche di più. Interrompere appena il bruciore passa è il modo più affidabile di andare incontro a una recidiva con un germe più difficile.
La scelta della molecola dipende dall'antibiogramma e dalla sede. Fra quelle usate in urologia: ciprofloxacina, che penetra bene nella prostata; cotrimossazolo; amoxicillina, utile su enterococco e in gravidanza della partner; doxiciclina e azitromicina per clamidia e micoplasmi; metronidazolo per tricomonas e anaerobi. La fosfomicina in dose singola, che funziona bene nella donna, nell'uomo è spesso insufficiente da sola.
Due note che fanno la differenza nel risultato:
- Nelle uretriti si tratta il partner, sempre, e si sospendono i rapporti non protetti fino a sette giorni dopo la fine della terapia di entrambi. Trattare solo uno dei due significa riprendersi la stessa infezione.
- Dopo la terapia si ricontrolla con un'urinocoltura a distanza di una-due settimane nelle forme complicate o ricorrenti. La scomparsa dei sintomi non è una prova di guarigione.
Sulla prevenzione delle recidive: bere a sufficienza perché il lavaggio meccanico conta, urinare dopo i rapporti, correggere la stipsi, e soprattutto rimuovere la causa — trattare l'ostruzione prostatica, eliminare il calcolo, controllare il diabete. Il mirtillo rosso e i prodotti a base di D-mannosio hanno prove di efficacia modeste e studiate quasi solo nella donna: non sostituiscono la ricerca della causa in un uomo che ha infezioni ripetute.
Quando non si aspetta
Febbre sopra i 38 con brividi, dolore al fianco, vomito, impossibilità di urinare, stato confusionale in una persona anziana: sono quadri da valutare in giornata, al pronto soccorso se il medico non è raggiungibile. Un'infezione urinaria che sale al rene, soprattutto se c'è un calcolo che ostruisce, può diventare una sepsi in poche ore.
Quando ha senso una visita
Alla prima infezione urinaria in età adulta, perché nell'uomo merita sempre di capire perché è accaduta. Se si ripete più di una volta all'anno. Se c'è sangue nelle urine, anche una volta sola e anche senza dolore — l'ematuria non va mai archiviata come «è stata la cistite». Se c'è secrezione dall'uretra. Appuntamenti allo 081 5608006 o al 338 8843338. Prima visita 100 €, senza impegnativa.
Domande ricorrenti
Ho preso l'antibiotico che prende mia moglie per la cistite. Va bene?
No, per due motivi. Il primo è la durata: gli schemi brevi pensati per la cistite femminile non eradicano un'infezione maschile, che coinvolge spesso la prostata. Il secondo è che quell'antibiotico è stato scelto su un'urinocoltura che non è la sua. Il risultato tipico è un miglioramento di pochi giorni seguito da una recidiva, con il germe nel frattempo diventato meno sensibile.
L'urinocoltura è negativa ma il bruciore c'è. Che significa?
Tre possibilità, in ordine di frequenza: il campione è stato raccolto durante o subito dopo un antibiotico; si tratta di un germe che l'urinocoltura comune non rileva, come clamidia o micoplasmi, e serve un test specifico; oppure non c'è infezione e si tratta di una sindrome del dolore pelvico cronico, dove gli antibiotici non hanno bersaglio. La distinzione cambia completamente la terapia.
Quanta acqua devo bere?
Abbastanza perché le urine siano chiare, che in pratica significa per molti uno-due litri al giorno in più rispetto all'abitudine. Non è un consiglio generico: in uno studio su donne con cistiti ricorrenti bere un litro e mezzo in più al giorno ha quasi dimezzato le recidive, e il meccanismo — lavaggio meccanico della vescica — vale anche per l'uomo. L'eccezione sono i pazienti con scompenso cardiaco o insufficienza renale, che seguono le indicazioni del loro specialista.
Le infezioni urinarie si prendono in piscina o dal water pubblico?
No. I germi responsabili vengono dall'intestino del paziente stesso, non dalle superfici. Dai rapporti sessuali si prendono invece le uretriti, che sono un'altra cosa e hanno un'altra terapia. Confondere i due canali di trasmissione porta a cercare colpe inesistenti e a trascurare le precauzioni che servono davvero.
Devo fare una dieta?
Non per l'infezione in sé. Durante la fase sintomatica conviene ridurre alcol, caffeina e piccante, che irritano la vescica e peggiorano il bruciore. Più importante è risolvere la stipsi: un intestino che non si svuota regolarmente mantiene vicino alle vie urinarie i batteri che poi le colonizzano.
Le altre infezioni e i disturbi urinari dell'uomo: patologie urologiche e andrologiche dello studio. Le schede degli antibiotici, con dosaggi e interazioni, sono qui sotto: una per molecola.
Fonti: EAU Guidelines on Urological Infections per definizioni, durata delle terapie e gestione della batteriuria asintomatica. Pagina informativa, non sostituisce la visita medica.




