L'induratio penis plastica — la malattia di La Peyronie — è una placca di tessuto fibroso che si forma nella tunica albuginea del pene: quel tratto non si allunga più insieme al resto e in erezione il pene si piega verso il lato della placca. I segni da cui si riconosce sono tre: un nodulo che si sente al tatto a pene flaccido, una curvatura comparsa da poco e dolore durante l'erezione. Conta soprattutto il momento in cui si arriva: nei primi sei-diciotto mesi la malattia è in movimento e la terapia medica può incidere, dopo resta la chirurgia, e si opera solo a malattia ferma.
L'erezione e la tunica albuginea
Il pene è costituito da due corpi cavernosi capaci di estendersi in seguito alla inondazione sanguigna conseguente all'eccitazione, creando il fenomeno dell'erezione: allungamento, ingrossamento e indurimento. Al termine della fase erettiva le vene si riaprono, il sangue defluisce e il pene torna allo stato di partenza.
I corpi cavernosi sono avvolti da una tunica fibroso-elastica, detta albuginea, che li contiene uno ad uno dando loro la tipica forma cilindrica. È elastica per assecondare le escursioni del tessuto cavernoso: si estende al momento dell'erezione e si ritrae al termine di essa. Per questo è fondamentale che si mantenga elastica e della giusta consistenza, così da estendersi in modo armonico e simmetrico in ogni condizione.
Che cosa succede quando l'albuginea perde elasticità
Se in un punto dell'albuginea il tessuto elastico viene sostituito da tessuto fibroso, quel tratto smette di allungarsi insieme al resto. In erezione gli altri settori si estendono, quello no, e il pene si piega verso il lato rigido. Quell'area indurita si chiama placca, e la malattia che la produce è l'induratio penis plastica, descritta nel 1743 dal chirurgo francese François Gigot de la Peyronie e per questo nota anche come malattia di La Peyronie.
Non è una condizione rara e non è un difetto estetico. È una malattia del tessuto connettivo, con un decorso proprio, delle fasi riconoscibili e un momento in cui si cura meglio di altri. Riconoscerla presto cambia quello che si può fare.
Come si manifesta
I segni non compaiono tutti insieme e non compaiono tutti in ogni paziente. Quelli tipici sono questi:
- Un nodulo che si sente al tatto, sul dorso o più raramente sul lato o sotto, a pene flaccido. Spesso è il primo segno, ed è quello che porta l'uomo a toccarsi ripetutamente per capire se c'è davvero.
- Una curvatura in erezione, verso l'alto, verso il basso o di lato, che prima non c'era.
- Dolore, di solito durante l'erezione e nei primi mesi di malattia. Tende a ridursi da solo con il tempo: la sua scomparsa non significa guarigione, significa che la fase infiammatoria sta finendo.
- Un accorciamento del pene in erezione, perché la placca trattiene il lato dove si trova.
- Una strozzatura a clessidra o un cedimento della rigidità oltre la placca.
- Difficoltà di erezione, che può precedere la malattia o comparire dopo, e che spesso è il motivo per cui il paziente si decide a telefonare.
A questi si aggiunge quello che non si misura con il centimetro: il rapporto diventa difficile o doloroso anche per la partner, e la cosa pesa. L'aspetto psicologico non è un contorno della malattia, è parte della malattia, e in visita se ne parla.
Le due fasi, e perché è la prima a contare
La malattia ha un andamento in due tempi, e la terapia dipende da quale dei due si sta attraversando.
- Fase attiva (indicativamente i primi sei-diciotto mesi): c'è dolore, la curvatura cambia da un mese all'altro, la placca si sta formando. È la fase in cui ha senso la terapia medica, perché il processo è ancora in movimento.
- Fase stabilizzata: il dolore è sparito, la curvatura è ferma da almeno tre-sei mesi, la placca può essersi calcificata. Qui la terapia medica ha poco da offrire, e se la deformità impedisce il rapporto si ragiona di chirurgia.
È per questo che aspettare due anni «per vedere come va» è la scelta peggiore: si arriva all'appuntamento quando la finestra in cui la terapia medica poteva incidere si è già chiusa.
Perché viene
L'ipotesi più accreditata è quella del microtrauma: durante il rapporto l'albuginea subisce piccole sollecitazioni che, in un soggetto predisposto, guariscono male e lasciano fibrosi invece di tessuto elastico. Il trauma singolo e memorabile esiste, ma è l'eccezione: la maggior parte dei pazienti non ricorda nulla di particolare.
Sulla predisposizione pesano alcune condizioni che in visita vengono sempre chieste:
- familiarità per la stessa malattia;
- malattia di Dupuytren alle mani, che condivide il meccanismo fibrotico;
- diabete, ipertensione, dislipidemia;
- fumo;
- pregressa chirurgia prostatica;
- bassi livelli di testosterone.
Nessuno di questi elementi è una causa da solo. Messi insieme spiegano perché due uomini con la stessa vita sessuale non si ammalano allo stesso modo.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi è clinica e non richiede esami complicati. In ambulatorio il percorso è questo:
- Il racconto. Da quando, se fa male, se la curvatura è cambiata negli ultimi mesi, se il rapporto è ancora possibile. Sono le domande che collocano il paziente nella fase attiva o in quella stabilizzata, ed è l'informazione più importante di tutta la visita.
- L'esame obiettivo. Si palpa la placca a pene flaccido: sede, dimensione, consistenza, se è una o più di una.
- Le fotografie in erezione. Si chiede al paziente di farle a casa, su tre proiezioni. Sembra un dettaglio ed è invece il modo più affidabile di misurare l'angolo reale: in ambulatorio l'erezione spontanea non c'è quasi mai.
- L'ecocolordoppler penieno, quando serve stabilire se la placca è calcificata e com'è il flusso arterioso. Serve soprattutto se c'è anche un deficit erettivo, perché cambia la strategia.
Che cosa si può fare
In fase attiva
L'obiettivo è contenere il dolore e limitare la progressione, non raddrizzare il pene: nessuna terapia medica fa sparire una placca già formata. Si lavora con trattamenti orali e topici, con le infiltrazioni nella placca quando sono indicate e con le terapie fisiche. La scelta dipende dalla sede, dalla dimensione e dal grado di curvatura, e si decide caso per caso dopo averli misurati.
In fase stabilizzata
Se la deformità è modesta e il rapporto resta possibile, non si opera: si controlla. Se invece la curvatura impedisce la penetrazione, le strade sono chirurgiche e sono tre:
- Riallineamento dell'asse penieno mediante plicatura sul versante opposto alla placca: intervento rapido, con buon controllo della curvatura, al prezzo di un accorciamento.
- Incisione o escissione della placca con innesto, quando la curvatura è marcata o c'è una strozzatura: preserva meglio la lunghezza ma espone a un rischio maggiore di deficit erettivo.
- Protesi peniena, quando alla deformità si somma un deficit erettivo severo che non risponde ai farmaci: in quel caso risolve entrambi i problemi in una volta sola.
La condizione che vale per tutte e tre è la stessa: si opera a malattia ferma. Operare in fase attiva significa vedere la curvatura ricomparire.
Quando conviene farsi vedere
Non quando la curvatura è diventata insopportabile, ma appena compare qualcosa di nuovo: un nodulo che si sente, un dolore in erezione, una piega che prima non c'era. In fase attiva il margine di manovra è più ampio, e la visita serve anche a escludere le altre cose che danno un nodulo sul pene e che con La Peyronie non hanno nulla a che vedere.
Per fissare un appuntamento si telefona allo 081 5608006 o al 338 8843338. La prima visita urologica costa 100 € e non richiede impegnativa del medico di base.
Domande ricorrenti
La curvatura si può raddrizzare senza operazione?
Una curvatura già stabilizzata no: nessun farmaco scioglie una placca fibrosa. In fase attiva la terapia medica può contenere il dolore e limitare il peggioramento, ed è esattamente per questo che il momento in cui ci si presenta conta più della terapia che si sceglie.
È una malattia che porta al tumore?
No. L'induratio penis plastica è una fibrosi benigna e non degenera in tumore. Resta vero che un nodulo del pene va fatto vedere, perché non tutti i noduli sono questa malattia.
Il dolore è passato da solo: vuol dire che sto guarendo?
Vuol dire che la fase infiammatoria sta finendo. La placca resta e la curvatura pure. È un'informazione utile, non una buona notizia: segnala che si sta entrando nella fase in cui la terapia medica serve a poco.
Dopo l'intervento il pene si accorcia?
Con la plicatura sì, di qualche centimetro, ed è il compromesso dichiarato in anticipo: si scambia lunghezza per rettilineità. Con l'innesto la lunghezza si preserva meglio, ma il rischio di deficit erettivo post-operatorio è superiore. Qual è il compromesso giusto dipende dal singolo caso, e si discute prima, non dopo.
Devo venire con la mia partner?
Non è necessario, ma spesso è utile. Quando il problema ha già inciso sul rapporto di coppia, parlarne insieme accorcia la strada.
Pagina basata sulla pratica ambulatoriale dello studio e sulle linee guida dell'Associazione Europea di Urologia dedicate alla salute sessuale e riproduttiva maschile (EAU Guidelines), che trattano l'induratio penis plastica. Non sostituisce la visita medica.
